Dugongo: cos’è, altro nome con cui chiamarlo, caratteristiche e dove vive

Ha il nome simpatico, dal suono onomatopeico. È il dugongo, che in lingua originale viene chiamato Dugon dugon, un mammifero marino vegetariano dal peso e dalla corporatura importante.

Cos’è il dugongo

Ritenuto la sirena dei mari, il mammifero fa parte dell’ordine Sirenia ed è parente del lamantino. Le origini del dugongo risalgono a ben sei mila anni fa, grazie ai primi resti trovati nelle zone dell’Akab Island negli Emirati Arabi.

Caratteristiche del dugongo

Il mammifero ha un colore grigio-bianco ed è solitamente lungo tre metri con un peso oscillante tra i 400 e i 500 chilogrammi: le femmine sono, però, più pesanti e lunghe del maschio.

Vive nell’Oceano Indiano, ma è stato anche avvistato nello Sri Lanka e nel Mar Rosso e la comunità più numerosa di dugonghi si trova oggi lungo le coste settentrionali dell’Australia. Al contrario, negli altri stati i dugonghi sono una specie rara e raggiungono al massimo i 100 individui per nazione: in Kenya, ad esempio, oggi si ha una popolazione totale di soli 6 mammiferi, così come nelle isole giapponesi Ryūkyū, dove ne risiedono solo 3 e in Madagascar o nelle isole della costa orientale africana. Per questo oggi in difesa dei dugonghi si sono schierate organizzazioni mondiali come il WWF, per dichiararne lo stato di animale in via d’estinzione da salvaguardare.

Oltre a essere ritenuto una sirena dei mari, per la struttura massiccia e grossa il mammifero è anche soprannominato “mucca del mare”. Ha una pinna caudale simile ai cetacei e due pinne anteriori a spatola, la testa dalla forma particolare e alquanto buffa, con occhi e orecchie piccoli, ma labbra e narici grosse, determinate dal tipo di alimentazione. Il dugongo, infatti, è un erbivoro marino: si nutre esclusivamente di piante marine, di solito presenti nelle acque più basse. Dedicandosi per gran parte della giornata all’attività dell’alimentazione, il mammifero arriva a mangiare 30 kg di piante acquatiche al giorno. Così, adoperando le muscolose labbra, queste ultime sono necessariamente più grandi per consentire la costanza del nutrimento.

Animali sociali ma pigri, i dugonghi raggiungono la fertilità sessuale fra gli 8 ed i 18 anni. Essi di riproducono attraverso un accoppiamento lungo e lento, che può durare ore. La femmina partorisce un solo cucciolo, che allatta utilizzando le pinne anteriori come braccia umane.

Curiosità

Poiché raro da individuare, sulla figura del dugongo sono nate negli anni molte leggende. Tra i racconti a lui dedicati c’è quello contenuto all’interno dell’Odissea, per cui il dugongo coinciderebbe con le sirene dell’episodio omerico. A tradire questa teoria, però, c’è la voce, poiché quella del mammifero è meno soave.

Altre leggende, invece, si sono sviluppate nelle regioni del sud-est asiatico. Secondo alcune culture, infatti, i dugonghi sarebbero portatori di sfortuna, mentre per altre la loro presenza sarebbe un bon auspicio e augurio. In alcune civiltà asiatiche, poi, le lacrime del mammifero erano considerate una pozione amorosa e altre nelle isole Filippine ne utilizzavano le ossa per fabbricare amuleti.

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