Decreto Dignità: come funziona il nuovo contratto a Tempo Determinato

Il lavoro è di certo una delle cose fondamentali della nostra vita, non solo perché ci permette di mantenerci in modo dignitoso, ma anche e soprattutto perché attraverso il lavoro passa la nostra realizzazione. Negli ultimi anni con la crisi economica il mondo del lavoro ne ha molto risentito. Moltissimi di coloro che non avevano contratti a tempo indeterminato, si sono visti purtroppo licenziare con conseguenze davvero drammatiche per la società. Per questo si è cercata una soluzione per far ripartire l’economia, ma anche per cercare di regolamentare i contratti a tempo determinato affinché il passaggio all’indeterminato fosse anticipato. Proprio nell’ultimo anno è stato emanato il Decreto Dignità che ha cambiato alcune regolamentazioni proprio dei rapporto di lavoro a tempo determinato.

Come funziona il Decreto Dignità

Mentre fino all’anno scorso un contratto a tempo determinato poteva essere rinnovato per un totale di 36 mesi, con questo nuovo Decreto Dignità il massimo raggiunto sará di 24 mesi. Così facendo si vuole incentivare il datore di lavoro ad assumere a tempo indeterminato il lavoratore che quindi avrà un anno prima la garanzia di avere un lavoro fisso. In questo modo si vorrebbe dare al lavoratore qualche tutela in più.

Di certo si può pensare che questa possa essere un’arma a doppio taglio. Questo perchè, così facendo, il datore di lavoro può tranquillamente dopo 24 mesi licenziare il dipendente e non rinnovare fino a 36 e poi decidere. È stato inoltre introdotta una clausola dopo il primo anno di lavoro; clausola secondo cui il datore deve specificare le motivazioni dell’eventuale rinnovo con la persona. Questo servirebbe proprio per evidenziare la formazione della persona e quindi in qualche modo tutelarla.

Pro e contro

Quello che questa legge vorrebbe fare è dare uno slancio all’economia e quindi incentivare a fare contratti più brevi ma che porterebbero prima all’indeterminato. Questo è un modo per capire se effettivamente la persona è adatta a quel ruolo. Nel caso in cui fosse così, questo sarebbe un modo per  premiarla e farla passare a tempo indeterminato già dopo 2 anni di lavoro e non tre. Bisogna inoltre specificare la motivazione per cui si vuole continuare il rapporto di lavoro con un dipendente. Così facendo si fortifica la posizione del dipendente stesso che sta procedendo nel suo percorso di formazione. Di conseguenza esso potrebbe trovarsi sulla buona strada per consolidare il contratto lavorativo.

Dall’altro lato, accorciare i tempi delle relazioni da 36 a 24 mesi, può essere un dato negativo perché in questo modo non si avranno più 3 anni di possibilità per essere rinnovati ma solamente due. Il dipendente potrebbe trovarsi senza lavoro già dopo soli due anni, nonostante la formazione fatta durante il percorso. Affinchè il sistema funzioni è molto importante l’onestà da parte delle aziende che assumono.

L’azienda dovrebbe mostrare reale interesse quando c’è e formare una persona per mantenerla. Dall’altro lato  è fondamentale anche la serietà da parte del lavoratore che si impegna al massimo per dimostrare, non più in tre anni ma in due, di voler raggiungere degli obiettivi.

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